Rapporto del Gruppo dei saggi istituito per iniziativa del presidente della Commissione europea
Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle CE, 2004
“Il Mediterraneo e i politici distratti"
Il Mediterraneo: mare di pace, di proficua contaminazione fra civiltà diverse? In qualche rara epoca, e per alcuni aspetti, sì. Ne è traccia eloquente il sapir, la lingua dei pescatori formatasi nei secoli dall’intreccio di greco e di arabo, di francese e di spagnolo...Ma, più spesso, mare di conflitti sanguinari, di imperialismi riusciti o abortiti. Sino al VII secolo d.Cr mare nostrum, cioè latino; poi – non senza resistenze e rivincite – per altri nove secoli lago islamico. Dopo la parentesi egemonica spagnola, da duecento anni, infine, zona cruciale degli interessi anglo-americani. L’inglese si parla ben al di là della microscopica Malta.
Nel 2010 l’Unione europea dichiarerà il Mediterraneo zona di libero scambio. Una buona notizia? Per ora la notizia è che non se ne parla neppure. In tutt ’altre faccende affaccendati, i politici siciliani (ma in buona compagnia dei colleghi italiani di tutti gli schieramenti) non se ne preoccupano. Ancora una volta, arriveremo nudi alla meta. O, per lo meno, privi di idee meditate.
Prodi, da presidente della Commissione europea, ha incaricato un gruppo di saggi (ovviamente di varie nazionalità: per l’Italia Umberto Eco e Tullia Zevi) di preparare un “rapporto” che pochi mesi fa è stato pubblicato - ed è accessibile sul sito telematico dell’UE – col titolo Il dialogo tra i popoli e le culture nello spazio euromediterraneo. Dalla lettura del documento, specie se affiancato ad altri testi come la recentissima ‘Costituzione’ europea, si ricavano – insieme ad alcune ragioni di speranza – numerosi motivi di seria apprensione.
La prima preoccupazione riguarda il tipo di ‘libertà di circolazione’ che ci si dispone ad attuare: assoluta per le merci, minore per le idee, minima o nulla per le persone. Non sarebbe una novità: già oggi un prodotto industriale può entrare e uscire dalla Slovenia o dalla Polonia con una facilità incommensurabilmente maggiore rispetto a un cittadino dei medesimi Stati. La globalizzazione finanziaria non solo precede nel tempo, ma in molti casi ostacola, la globalizzazione dei diritti.
Questa prima perplessità è solo la spia di un interrogativo più profondo: chi sta progettando il futuro del Mediterraneo? Dove se ne sta decidendo il destino per i prossimi decenni? Non certo nel Sud dell’Europa. Ancora una volta – direbbe Franco Cassano - il Sud è pensato dal Nord: e, al massimo, gli sarà concesso di accettare e interiorizzare le griglie interpretative elaborate a Berlino, Parigi o Londra. Invece della “convivialità delle differenze”, Maghrebini e Ciprioti, Israeliani e Sardi, Egiziani e Siciliani saremo a indotti a sperimentare – o ad accentuare – la concorrenza competitiva come mezzo e l’omologazione culturale come fine.
Già: la dimensione culturale. Forse è questo il cuore del problema e la chiave delle possibili soluzioni. Venti anni fa Fernand Braudel aveva avvertito: “Il Mediterraneo non è una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”. Che fare? Auspicare che la ruspa di una “mondializzazione essenzialmente economica” azzeri queste civiltà, ne cancelli la memoria, le rada al suolo per poter edificare la città dei sogni costruita intorno ad un Mac Donald gigantesco? Oppure, al contrario, rifugiarsi – come consigliano le menti raffinate dei Leghismi padani in paradossale sintonia con i Tribalismi delle più retrive correnti islamiche – in “chiusure identitarie che producono esclusione”? Il documento dei 18 saggi indica, come “l’unica via che si offre a tutti per costruire un futuro comune”, l’invito del poeta africano Leopold Sedar Senghor: “Vivere il particolarismo fino in fondo per trovarvi l’aurora dell’universale”.
Questo commento di Augusto Cavadi è stato pubblicato su Repubblica – Palermo” 20.11.04" e può costituire una buona introduzione al tema trattato dal rapporto di cui si raccomanda la lettura. Si tratta di un documento scritto a più mani che, ad un esame attento, rivela la visione sul futuro del Mediterraneo che hanno la Commissione - committente dello studio - ed i vari esperti i quali cercano ovviamente di valorizzare i propri campi specifici di intervento.
Nel dicembre 2005, l'UCC ha promosso le Giornate di studio MED sulla situazione del Mediterraneo a partire dalle analisi contenute in questo rapporto e del seguito che hanno loro dato i servizi della Commissione. Da quell’evento, non molto è cambiato ma la provocazione di Franco Cassano, "Il Sud è pensato dal Nord" resta attuale.