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La competizione della
nuova Europa basata sulla conoscenza
Lanciata con la strategia del Consiglio europeo di Lisbona (febbraio
2000), l'economia competitiva basata sulla conoscenza fa
ormai parte integrante delle politiche comunitarie ed è un obiettivo
strategico dell'Unione. Un risvolto importante di questa rivoluzione
nella produzione e nell'uso della conoscenza (knowledge economy)
è la riforma dei sistemi di istruzione e di formazione che
costituisce, ad esempio, una delle condizioni (l'acquis
communautaire) che i nuovi Stati aderenti devono soddisfare per
entrare a far parte dell'Unione Europea.
Tale riforma scinde in livelli ad accesso differenziato i vari
livelli di sapere che l'Università di pochi anni fa teneva ancora
insieme: il sapere tecnico specialistico a fini operativi, il
sapere essere cittadini in modo responsabile, il sapere
critico ovvero la comprensione dei processi complessi, ed il
sapere creativo per produrre nuove conoscenze.
Oggi questi ultimi due livelli sono riservati alle scuole di
eccellenza che hanno introdotto meccanismi di ammissione molto
selettivi, mentre la cosiddetta laurea breve (ritenuta sufficiente
per dare accesso alla presidenza di una società o ai compiti di alto
funzionario di un ministero) si limita a fornire il primo livello di
sapere, quello tecnico.
Sono evidenti i rischi indotti da questo sistema che già da tempo
trova attuazione nella società anglosassone. Esso é infatti più
funzionale all'affermarsi di una oligarchia del sapere. È
anche evidente che tale sistema non è favorevole allo sviluppo della
persona (di cui il welfare non si farà più carico) bensì ad una
concezione usa e getta del lavoratore, anche intellettuale.
Il lifelong learning system, impropriamente tradotto con il
termine positivo di educazione e formazione permanente, è un
concetto coerente con questo approccio che può tradursi nei seguenti
termini: "ti insegno solo ciò che serve al sistema produttivo e solo
quando e se gli serve". |

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